Progetto realizzato
Alpine Spa: diecimila metri quadri fra cielo e acqua
Un progetto dello studio di design Mkv di Londra, sulla scogliera del Burgenstock che guarda il lago dei Quattro Cantoni, nel resort che Katara Hospitality ha riaperto nel 2017. La luce l'abbiamo fatta noi: grappoli di gocce in vetro, sfere a filamento e specchi retroilluminati.
La scheda del progetto

Un bosco appeso al soffitto, fatto di rami e di vetro
La spa sta su una scogliera a cinquecento metri sopra il lago dei Quattro Cantoni, e l'architettura e' tutta legno e pietra del posto. Un lampadario di cristallo, li' dentro, sarebbe stato un oggetto arrivato da fuori.
La risposta e' un grappolo di gocce in vetro appeso a una struttura di rami sbiancati: le gocce pendono a quote diverse e non formano una figura regolare. Da sotto non si legge un apparecchio — si legge il bosco che si vede dalle finestre, portato dentro.
E' il pezzo piu' difficile da produrre di tutto il progetto, per un motivo che non si vede: l'irregolarita' va disegnata. Un grappolo casuale sul serio viene sbilanciato; uno che sembra casuale ha ogni goccia a una quota decisa.
Il banco della reception, e la luce che ci sta sopra
In hall il grappolo si allunga: la stessa famiglia, distesa sopra il banco in marmo della reception invece che raccolta in un punto.
La ragione e' la forma del banco. Un apparecchio tondo sopra un piano lungo illumina il centro e lascia le due estremita' in ombra, ed e' esattamente dove stanno le persone che ti danno la chiave.


Nei bagni lo specchio e' l'apparecchio
Nei bagni non ci sono applique: c'e' uno specchio circolare retroilluminato, appeso a una cinghia come un oggetto da sella.
La luce esce dal bordo e va sul muro dietro, non in faccia: e' il modo giusto di illuminare qualcuno che si guarda. Una lampada davanti allo specchio abbaglia, una luce dietro lo specchio disegna.
E la cinghia non e' un vezzo: tiene lo specchio staccato dalla parete, e quello stacco e' lo spazio da cui la luce esce.
Otto apparecchi, fotografati in cantiere
Fotografie di ottobre 2017 e gennaio 2018: i teli di protezione ci sono ancora, e si vedono.

Rami veri, gocce vere
La struttura e' fatta di rami sbiancati, e le gocce di vetro pendono a quote diverse: da sotto non si legge un apparecchio, si legge un bosco visto da dentro.

Contro la vetrata, di giorno
Di giorno le gocce non sono accese: prendono la luce che entra dalla vetrata e la restituiscono. Un apparecchio che funziona anche spento e' un apparecchio in piu'.

Il filamento si vede apposta
La sfera e' in vetro fume, e la lampadina resta a vista: e' la sorgente a fare il disegno, non il paralume a nasconderla.

Ancora sotto il telo
Le fotografie sono del cantiere: la sfera e' montata e accesa, ma il telo di protezione e' ancora dietro. Si prova prima che la stanza sia finita, non dopo.

Un anello, e la parete resta libera
L'applique ad anello illumina verso il muro e verso la stanza: niente braccio che sporge, niente ombra portata sul legno.

Anelli sotto le travi
Nel ristorante il soffitto ha travi a vista: un apparecchio pieno le avrebbe nascoste, e un anello le lascia passare attraverso.

I tamburi della lobby
In lobby la scelta e' opposta: tamburi in tessuto, chiusi, che fanno volume su un soffitto alto e uniforme.

Tre bracci, tre dischi
Nelle camere una plafoniera a tre bracci con dischi metallici: la luce va sul soffitto e torna giu' diffusa, senza puntare mai negli occhi di chi e' a letto.
Nello stesso resort abbiamo fatto anche il Waldhotel
Centotrentasette camere con paralumi plissettati applicati a mano, per l'albergo medico-wellness disegnato da Matteo Thun.