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La luce di un ristorante non è quella di una hall, e non è una questione di stile

6 maggio 2026 di
Graziano Costantino

Nella hall la luce deve far vedere; a tavola deve far vedere il piatto e il volto di chi sta davanti. Sono due problemi diversi.

In una hall d'albergo l'occhio si muove: legge le insegne, trova l'ascensore, riconosce il personale. Serve un livello uniforme e un abbagliamento controllato, perché chi entra viene da fuori e i suoi occhi si stanno adattando.

A tavola l'occhio sta fermo su due superfici: il piatto e il viso di fronte. Li' conta la direzione, il contrasto e la resa cromatica; l'uniformità generale non serve, e anzi appiattisce.

Applicare lo stesso schema a entrambi gli ambienti produce una hall buia e un ristorante da mensa: è l'errore più comune e il più facile da evitare.

La hall: adattamento

Chi entra viene dalla luce del giorno o dal buio. Il livello va pensato sul passaggio, non sul valore medio della stanza.

Il tavolo: direzione

Una sorgente concentrata sul piano e una luce morbida sul viso. Due funzioni diverse, spesso due apparecchi diversi.

Il corridoio: continuità

È lo spazio che lega gli altri due, e l'unico dove un salto di temperatura di colore si nota camminando.

COME SI VEDE IN OPERA

Ventidue progetti realizzati, con le misure

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