Nella hall la luce deve far vedere; a tavola deve far vedere il piatto e il volto di chi sta davanti. Sono due problemi diversi.
In una hall d'albergo l'occhio si muove: legge le insegne, trova l'ascensore, riconosce il personale. Serve un livello uniforme e un abbagliamento controllato, perché chi entra viene da fuori e i suoi occhi si stanno adattando.
A tavola l'occhio sta fermo su due superfici: il piatto e il viso di fronte. Li' conta la direzione, il contrasto e la resa cromatica; l'uniformità generale non serve, e anzi appiattisce.
Applicare lo stesso schema a entrambi gli ambienti produce una hall buia e un ristorante da mensa: è l'errore più comune e il più facile da evitare.
La hall: adattamento
Chi entra viene dalla luce del giorno o dal buio. Il livello va pensato sul passaggio, non sul valore medio della stanza.
Il tavolo: direzione
Una sorgente concentrata sul piano e una luce morbida sul viso. Due funzioni diverse, spesso due apparecchi diversi.
Il corridoio: continuità
È lo spazio che lega gli altri due, e l'unico dove un salto di temperatura di colore si nota camminando.
Ventidue progetti realizzati, con le misure
Hall, ristoranti, camere e spazi comuni: la galleria mostra i progetti veri, con i disegni quotati e le tabelle di misura, non solo le fotografie.
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