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Progetto realizzato

Grand Hotel Visconti Palace: il vetro soffiato che lavora, tutti i giorni

Lampadari, appliques e corpi a soffitto in vetro soffiato di tradizione veneziana, dalla sala banchetti alle camere. La luce l'abbiamo fatta noi: non pezzi da vetrina, ma l'impianto di un albergo che apre ogni mattina.

La scheda del progetto

Struttura
Grand Hotel Visconti Palace
Dove
Milano
Gli ambienti
sala banchetti, hall, corridoi, camere
Cosa abbiamo fornito
lampadari e corpi a raggiera in vetro soffiato, appliques in vetro opalino, diffusori rigati
La sala banchetti apparecchiata, con i lampadari in vetro soffiato allineati sotto il soffitto a cassettoni

Il vetro soffiato non e' una decorazione: qui e' l'impianto

Nella sala banchetti i lampadari non sono anche la luce: sono la luce. Sotto ci si apparecchia, si serve e si sparecchia tutti i giorni, e quello che pende dal soffitto deve reggere un uso da mensa senza sembrarlo.

Cambia tutto nel progetto: l'altezza di sospensione la decidono i camerieri, non il disegno. Un braccio troppo basso su un tavolo rotondo e' un pezzo rotto entro il primo mese.

Due registri dello stesso vetro, e sanno quando tacere

Il registro figurato — bracci ritorti, coppe rigate, bordi dorati — sta dove la stanza e' alta e vuota: sala e hall. Il registro silenzioso — opalino liscio, cilindri rigati — sta dove il muro parla gia' da solo, sul damasco e nei corridoi.

E' la stessa mano e la stessa lavorazione, dosata: un albergo classico non si arreda ripetendo il pezzo piu' bello, si arreda sapendo dove quel pezzo diventerebbe chiasso.

I bracci del lampadario da vicino: vetro trasparente rigato e coppe con dettagli dorati sui bordi
Il corpo a raggiera visto dal basso: dodici steli in vetro che partono da un rosone centrale

Una raggiera, dove un lampadario non ci starebbe

Dove il soffitto e' basso un lampadario non si appende: si allarga. Il corpo a raggiera tiene dodici steli su un rosone centrale e sviluppa in orizzontale quello che altrove scende in verticale.

Visto dal basso e' un disegno, non un ingombro. E' il modo di portare la stessa famiglia di vetro anche negli ambienti dove l'altezza libera non la decide chi progetta la luce.

Quattro dettagli, e quello che ognuno risolve

Lo specchio, il damasco, la trama e il pavimento: quattro vincoli diversi, quattro risposte in vetro.

Due campane di vetro su bracci curvi, raddoppiate dal riflesso nello specchio scuro sotto

Uno specchio raddoppia le sorgenti, e i consumi no

Sopra un piano scuro e lucido le campane si vedono due volte. E' il trucco piu' vecchio e piu' onesto che ci sia: la stanza sembra piu' illuminata perche' ci sono piu' immagini della stessa luce, non piu' luce.

L'applique a tromba in vetro opalino accesa sulla parete in damasco dorato

Dove il vetro deve stare zitto

Su una parete in damasco dorato un lampadario figurato sarebbe rumore. L'applique a tromba e' vetro opalino liscio: fa il suo lavoro e lascia parlare il muro.

Il dettaglio del vetro rigato a spirale acceso, con la trama che si legge in trasparenza

La trama si vede solo da accesa

Da spento e' un cilindro di vetro. Acceso, la rigatura a spirale diventa il disegno: la lavorazione non si aggiunge alla luce, si legge attraverso.

La hall: il lampadario sotto il rosone del soffitto, sopra il rosone intarsiato nel pavimento in marmo

Due rosoni, uno sopra e uno sotto

In hall il lampadario sta sotto il rosone del soffitto e sopra quello intarsiato nel marmo. Non e' un caso: il pavimento dice dove va appeso, molto prima che lo dica il soffitto.

Un albergo classico si illumina con misura, non con quantita'

Mandaci le piante e le altezze: torniamo con il registro giusto per ogni ambiente, e i conti della luce.