Capitolati e cantiere
E' l'unica parte dell'impianto luce che non si puo' rimandare a dopo l'apertura: senza, l'agibilita' non arriva. Eppure e' quasi sempre l'ultima voce a essere definita.
L'unica luce che non si puo' rimandare
Di tutte le voci di un impianto di illuminazione, la sicurezza e' l'unica che non ammette un «lo sistemiamo dopo l'apertura». Un lampadario che arriva in ritardo si sostituisce con un provvisorio e si cambia a struttura aperta. Una luce di emergenza mancante o non conforme blocca il certificato, e senza quel certificato non si apre.
Questa asimmetria e' nota a chi si occupa di sicurezza e quasi sconosciuta a chi sceglie il decorativo, ed e' esattamente per questo che il problema si ripresenta a ogni cantiere. Le due partite viaggiano su tavoli diversi, con interlocutori diversi, e si incontrano nel punto peggiore: quando i controsoffitti sono chiusi e le finiture posate.
Perche' arriva sempre ultima
Perche' non e' bella. In tutte le riunioni di progetto il tempo si spende sulle cose che si vedono, e la luce di emergenza e' per definizione una cosa che non si deve vedere. Nessuno la porta in una presentazione, nessuno la mette in un rendering, e nessun cliente chiede di vederne un campione.
Il risultato e' che entra nel progetto quando entra il collaudatore, cioe' troppo tardi per essere integrata. A quel punto le posizioni sono vincolate dalla norma e non dall'estetica, e quello che si riesce a fare e' aggiungere apparecchi dove servono, non dove starebbero bene. E' la ragione per cui in tante hall eleganti c'e' un rettangolo verde in un punto che stona. E c'e' un secondo effetto, meno visibile e piu' costoso: quando l'emergenza entra tardi, entra anche il cavo che le serve, e quel cavo passa dove passa — cioe' dove il controsoffitto e' gia' chiuso.
Due famiglie, e non fanno lo stesso mestiere
La prima e' la segnalazione: i pittogrammi che indicano l'uscita, che devono essere visibili da una distanza dichiarata e restare accesi o accendersi al buio. La seconda e' l'illuminazione della via di esodo: apparecchi che devono garantire un livello minimo di luce sul pavimento, perche' chi esce deve vedere dove mette i piedi.
Sono spesso confuse, e la confusione costa: un albergo puo' avere tutti i pittogrammi al posto giusto e non avere abbastanza luce sul percorso, oppure il contrario. Sono due verifiche distinte, con due criteri distinti, e passarne una non dice niente sull'altra.
I cinque punti che nessuno mette a capitolato
Sono domande che si fanno in una riunione di venti minuti all'inizio, e che a fine cantiere non hanno piu' una risposta economica. Non sono i requisiti di norma, che li conosce il progettista: sono le cose che decidono se l'emergenza si integra nel progetto o ci viene appiccicata sopra alla fine:
- chi la disegna: il progettista della sicurezza, l'elettrico o chi ha scelto il decorativo
- se l'apparecchio decorativo puo' ospitarla, e quindi va predisposto in fase di disegno
- dove stanno le batterie, e se sono nel corpo o centralizzate in un locale tecnico
- chi fa le prove periodiche e chi tiene il registro che il collaudatore chiedera'
- come si sostituisce una batteria fra quattro anni senza smontare il controsoffitto
Integrata o aggiunta: si decide al disegno
Un apparecchio decorativo su misura puo' ospitare una funzione di emergenza, ma solo se lo si decide quando il pezzo e' ancora un disegno: serve spazio per la batteria, serve dissipare il calore che la batteria produce, e serve un accesso per sostituirla. Chiederlo dopo vuol dire rifare il corpo.
Quando l'integrazione non e' possibile — e spesso non lo e', perche' un pezzo soffiato non ospita una batteria — la scelta onesta e' progettare l'emergenza come elemento a se', posizionandola dove serve e scegliendola perche' scompaia: un profilo a incasso, un apparecchio a filo soffitto, una segnalazione a pavimento dove la norma lo consente.
Le batterie sono il costo che nessuno preventiva
Una batteria di emergenza ha una vita utile di pochi anni, molto piu' breve di quella dell'apparecchio che la ospita. Su una struttura con duecento punti di emergenza questo vuol dire una campagna di sostituzione ricorrente, e il costo vero non e' la batteria: e' la manodopera per raggiungerla.
Per questo la domanda «dove sta la batteria» e' una domanda economica e non tecnica. Una batteria in un apparecchio a incasso raggiungibile da una scala si cambia in cinque minuti; una batteria dentro un corpo decorativo appeso a otto metri richiede un ponteggio o una piattaforma, e il costo si moltiplica per un fattore che nessuno ha messo nel conto iniziale. Su una struttura grande vale la pena ragionare per zone: batterie centralizzate dove gli apparecchi sono alti e difficili, batterie a bordo dove si arriva con una scala.
Le domande da fare prima di scegliere il decorativo
Sono quattro e vanno fatte al progettista della sicurezza, non al fornitore delle luci. La risposta cambia quali apparecchi decorativi si possono usare in quel punto, quindi arriva prima della scelta estetica e non dopo:
- quali sono i punti obbligati dell'esodo in questo ambiente, e con quale livello minimo
- l'emergenza puo' essere integrata in un apparecchio decorativo o deve essere autonoma
- l'alimentazione e' con batteria a bordo o centralizzata, e chi la sceglie
- chi firma il progetto della sicurezza e chi lo verifica al collaudo
Il collaudo si fa al buio, e nessuno lo prova prima
La verifica dell'illuminazione di sicurezza si fa togliendo l'alimentazione e misurando cosa resta acceso e quanta luce arriva a terra. E' una prova che dura poco e che non si puo' simulare guardando il progetto: o gli apparecchi ci sono e funzionano, o non ci sono. E si scopre in quel momento, che e' giorni prima dell'apertura.
Vale la pena farla molto prima, appena gli apparecchi sono posati e prima che le finiture vadano al loro posto. Costa un'ora e toglie l'unico rischio che ferma davvero un'apertura. Nessuno la fa, perche' quando gli apparecchi sono posati il cantiere corre e nessuno vuole spegnere la corrente. E se la prova si fa presto, un difetto trovato si ripara ancora dentro il cantiere, con le stesse squadre che sono gia' li' e senza aprire niente due volte.
Il registro che il collaudatore chiedera'
Oltre agli apparecchi, la norma chiede la prova che funzionino nel tempo: prove periodiche, con esito annotato. Su una struttura nuova questo sembra un adempimento lontano, e diventa urgente il giorno in cui un'ispezione lo chiede e non c'e'. Il registro non si ricostruisce a posteriori: o le prove sono state fatte, o non lo sono state.
Chi fornisce gli apparecchi puo' rendere questo molto piu' facile o molto piu' difficile. Un sistema con autodiagnosi fa le prove da solo e le annota; un sistema tradizionale richiede che qualcuno passi apparecchio per apparecchio, con una scala. Su duecento punti la differenza fra i due modi non e' un dettaglio: e' una persona per due giorni, due volte l'anno, per sempre.
Chi la paga, e perche' e' una domanda vera
Sulla carta la paga l'impianto elettrico. Nella pratica, quando l'emergenza deve essere integrata in apparecchi decorativi o quando la posizione obbligata richiede un apparecchio che si veda il meno possibile, il costo si sposta sulla fornitura delle luci senza che nessuno lo abbia messo a bilancio.
E' una discussione che si evita in un modo solo: nominandola all'inizio. Se il capitolato dice chiaramente quali apparecchi devono avere la funzione di emergenza e chi li fornisce, il costo e' di qualcuno da subito. Se non lo dice, il costo emerge alla fine e diventa una trattativa fra persone che a quel punto hanno tutte gia' speso il loro budget. La regola pratica e' semplice: qualunque voce che due mestieri diversi credono a carico dell'altro va nominata due volte, una per mestiere, con il nome di chi paga.
Il difetto estetico e' un sintomo, non la malattia
Il rettangolo verde fuori posto in una hall curata non e' un problema di gusto: e' la traccia visibile di una decisione presa troppo tardi. Quando l'emergenza entra nel progetto insieme al resto, quasi sempre si riesce a farla scomparire — dietro una cornice, dentro un profilo, in un punto dove il pittogramma e' visibile da chi esce e non da chi arriva.
Quando entra alla fine, l'unica variabile rimasta e' dove, e dove lo decide la norma. E' il motivo per cui vale la pena portarla in una riunione di progetto anche se non e' bella: e' l'unico momento in cui si puo' ancora scegliere come farla stare bene. In un albergo curato la sicurezza fatta bene non si nota, e quella e' esattamente la prova che il progetto era stato pensato per intero invece che sommato alla fine.
Come lo affrontiamo noi
Quando arriva una richiesta per una hall, una scala o un corridoio, chiediamo se il progetto della sicurezza esiste gia' e se prevede punti in quell'area. Non e' un modo per allungare i tempi: e' che se la risposta arriva dopo, il pezzo che avremo disegnato potrebbe essere quello sbagliato per quel punto.
E quando l'integrazione e' possibile la proponiamo per iscritto con il suo costo separato, perche' resti visibile a chi fa i conti. Un costo nascosto dentro un totale non aiuta nessuno a decidere, e soprattutto ricompare — di solito nel momento in cui non si puo' piu' scegliere.
| Quando la si affronta | Cosa si puo' ancora scegliere | Cosa si subisce |
|---|---|---|
| In fase di progetto | posizione, apparecchio, integrazione | niente |
| A impianto disegnato | l'apparecchio, non la posizione | qualche punto a vista |
| A soffitti aperti | solo l'apparecchio | posizioni obbligate, cavi in piu' |
| A soffitti chiusi | quasi niente | apparecchi a vista, canaline, ritocchi |
| Al collaudo | niente | aggiunte visibili e apertura a rischio |
| Dopo l'apertura | niente | non si apre: il certificato non arriva |
E' l'unica che blocca l'apertura
Un lampadario in ritardo si sostituisce con un provvisorio. Una luce di emergenza mancante blocca il certificato, e senza certificato non si apre: e' l'unica voce dell'impianto luce che non ammette rinvii.
Sono due mestieri diversi
Segnalare l'uscita e illuminare il percorso sono due verifiche distinte con due criteri distinti. Passarne una non dice niente sull'altra, e la confusione fra le due e' l'errore piu' comune.
Il costo vero e' raggiungerla
Una batteria dura pochi anni. Su duecento punti il costo ricorrente non e' la batteria: e' la manodopera per arrivarci — cinque minuti con una scala, o una piattaforma a otto metri.
L'emergenza si decide con il decorativo, non dopo
Mandateci il progetto della sicurezza insieme alle piante: il progetto illuminotecnico torna con gli apparecchi che stanno bene dove la norma li vuole, non con quelli aggiunti alla fine.
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