Capitolati e cantiere
Un apparecchio da interni messo dove c'e' vapore non si spegne il primo giorno: si ossida per mesi e cede quando l'albergo e' pieno. Il grado si decide in progetto, non in cantiere.
Due cifre, non una
La sigla IP porta due cifre e quasi tutti guardano solo la seconda. La prima dice quanto entra di solido — polvere, sabbia, insetti, capelli. La seconda dice quanto entra di liquido, e sono due problemi che in un albergo arrivano da due direzioni diverse: la polvere dal cantiere e dalle pulizie, l'acqua dall'uso quotidiano di chi ci dorme. Trattarle come un problema solo porta a comprare un apparecchio che risolve quello sbagliato.
In una hall la prima cifra conta piu' della seconda, perche' l'apparecchio sta appeso per anni sopra il passaggio e raccoglie tutto quello che l'aria porta: la polvere entra nelle alette di raffreddamento, la temperatura del LED sale di qualche grado e la vita utile scende senza che nessuno se ne accorga, perche' la luce continua a esserci. In una spa il rapporto si ribalta, e la seconda cifra diventa quella che decide se l'apparecchio arriva al terzo anno. Copiare una sigla da un capitolato scritto per un altro ambiente e' il modo piu' rapido di sbagliare tutte e due le cifre insieme.
Il vapore non e' pioggia, e le prove non lo sanno
Le prove di laboratorio per la seconda cifra si fanno con l'acqua liquida: gocce che cadono, spruzzi inclinati, getti a pressione, immersione. Il vapore non compare in quell'elenco, e questa e' la ragione tecnica per cui un apparecchio IP44 puo' superare la certificazione e deludere in un bagno turco senza che nessuno abbia barato. La sigla dice la verita' su una prova che quell'ambiente non riproduce.
Il vapore si comporta in un modo che l'acqua liquida non ha: entra dove una goccia non arriva, attraversa le fessure per differenza di pressione, condensa sulle parti fredde e resta li' finche' l'ambiente non si asciuga. Un contatto elettrico bagnato una volta si asciuga e continua a lavorare; un contatto in condensa permanente si ossida. Il difetto non e' un guasto improvviso con una data: e' una resistenza di contatto che sale per mesi, scalda, e un giorno stacca. Chi arriva dopo trova un apparecchio spento e nessuna causa evidente.
Le zone, e perche' non si misurano a occhio
Intorno a una vasca, a una doccia o a una piscina la norma disegna zone concentriche, e in ognuna cambia cio' che si puo' installare e con quale tensione. Non e' una convenzione fra progettisti: e' il criterio con cui un collaudatore decide se l'impianto si puo' accendere, e non ha margini di trattativa. Un apparecchio giusto nella zona sbagliata resta un apparecchio che va tolto.
La distanza si misura in linea d'aria dal bordo dell'acqua, non lungo il pavimento e non aggirando gli ostacoli. Un apparecchio che sembra lontano perche' c'e' un setto in mezzo puo' essere dentro la zona se quel setto non arriva al soffitto: la zona e' un volume, non una pianta. E' l'errore che si vede piu' spesso nei bagni delle camere, dove il muretto della doccia si ferma a due metri e sopra passa il controsoffitto con i faretti.
Dove si sbaglia piu' spesso, in albergo
Sono sempre gli stessi cinque punti, e nessuno di questi e' la piscina: la piscina la guardano tutti, ed e' l'unico posto dove il grado finisce sempre nel capitolato. I punti che restano scoperti sono quelli che sembrano interni e non lo sono per otto ore al giorno:
- il corridoio che porta alla spa, dove la porta resta aperta e il vapore esce con le persone
- il soffitto sopra la vasca idromassaggio, che riceve vapore caldo dal basso senza interruzione
- la terrazza coperta: coperta non vuol dire asciutta, perche' la pioggia arriva di lato con il vento
- il bagno della camera senza finestra, dove l'estrazione e' quasi sempre sottodimensionata
- la zona colazione con lavastoviglie a capote, che apre una nuvola di vapore due volte l'ora
Il grado si perde in montaggio
Un apparecchio certificato IP65 e' certificato come e' stato provato: con il suo pressacavo, la sua guarnizione, il suo vetro, montato nel verso e con le coppie di serraggio che dice il libretto. Cambiare il pressacavo perche' il cavo arrivato in cantiere e' piu' grosso di quello previsto annulla la prova, e nessuno lo scrive da nessuna parte.
Lo stesso vale per i fori. Un foro passante fatto in opera per il fissaggio, una guarnizione riusata dopo l'apertura per la manutenzione, una vite in piu' avvitata su una sede che non c'era: ognuna di queste cose e' ragionevole in cantiere e nessuna e' compatibile con la sigla. L'etichetta resta attaccata all'apparecchio e continua a dire IP65, ma non descrive piu' quell'apparecchio. E' la ragione per cui un grado alto va accompagnato da un'istruzione di montaggio letta da chi monta, non solo allegata.
Il driver e' un secondo apparecchio
In un LED l'apparecchio sono due cose distinte: il corpo che si vede e l'alimentatore, che spesso sta altrove — nel controsoffitto, in un quadro, dentro un cavedio. Il grado IP del corpo non dice niente del driver, e il driver e' il pezzo che si guasta per primo quando l'ambiente e' umido, perche' contiene elettronica e condensatori che l'umidita' invecchia.
Se il driver e' remoto, il capitolato deve dire dove sta e con quale grado in quel punto: un alimentatore IP20 in un cavedio che riceve vapore e' un guasto rimandato di qualche mese. Se e' a bordo, va detto se e' sostituibile senza rompere la tenuta, perche' un apparecchio stagno che si apre per cambiare il driver e' stagno una volta sola: alla prima manutenzione la guarnizione ha gia' preso la forma della sede e non torna a chiudere come prima.
Cosa chiedere al fornitore, per iscritto
Sono quattro domande, e le risposte cambiano il prezzo molto meno di quanto cambino il rischio. Vanno fatte prima della conferma d'ordine, quando il fornitore puo' ancora modificare il pezzo senza rifarlo:
- il grado dichiarato vale con quale pressacavo e con quale sezione di cavo in ingresso
- il driver e' a bordo o remoto, e con che grado nel punto in cui sta davvero
- la guarnizione e' sostituibile, e con quale codice si ordina fra cinque anni
- la garanzia copre l'ossidazione in ambiente umido, o la esclude come usura normale
Il materiale conta quanto la sigla
Due apparecchi con lo stesso IP65 invecchiano in modo molto diverso se uno ha la carcassa in alluminio verniciato e l'altro in acciaio inossidabile. In una spa con acqua clorata, o vicino al mare, la differenza si vede gia' al secondo anno, e non e' un problema estetico: la verniciatura si solleva in un punto, sotto comincia l'ossidazione, e da li' l'umidita' entra per una strada che la guarnizione non presidia.
Il vetro soffiato colorato in massa non teme il vapore ne' la condensa, e questo lo rende adatto dove una finitura verniciata o una pellicola si opacizzano nel giro di poche stagioni. E' una scelta che si fa in progetto e non dopo, perche' cambiare materiale a disegno chiuso non e' una variante: e' rifare il pezzo, con i tempi di produzione che rifare comporta.
La pulizia e' un carico, non un dettaglio
Nelle zone umide di un albergo la pulizia si fa con prodotti aggressivi e spesso con acqua a pressione, perche' la normativa igienica lo impone e perche' e' il modo piu' rapido. Un apparecchio che regge l'ambiente ma non regge il lavaggio e' un apparecchio che si guasta per il motivo sbagliato, e la garanzia quasi sempre non lo copre.
Vale la pena scriverlo nel capitolato insieme al grado: con che frequenza si lava, con quale prodotto e con quale pressione. Un fornitore serio risponde con una raccomandazione precisa, e quella raccomandazione diventa parte del manuale che resta all'albergo. Senza, la manutenzione fa quello che sa fare, e ha ragione lei.
La temperatura, che nessuno associa all'acqua
Un bagno turco lavora fra i quaranta e i cinquanta gradi con umidita' al cento per cento; una sauna arriva molto piu' in alto ed e' secca. Sono due ambienti opposti per il liquido e simili per il calore, e per un LED il calore e' il nemico piu' costoso: la giunzione che lavora dieci gradi sopra il previsto perde vita utile in modo che nessuna garanzia restituisce.
Per questo negli ambienti caldi il grado IP da solo non basta a scegliere: serve anche la temperatura ambiente massima dichiarata, che sui cataloghi compare come una sigla accanto e quasi nessuno legge. Un apparecchio dichiarato per venticinque gradi ambiente, messo in un locale che ne fa quarantacinque, funziona benissimo il primo giorno e delude al secondo anno.
Quanto costa deciderlo tardi
Chiedere il grado giusto quando l'apparecchio e' ancora un disegno costa una riga in piu' nel capitolato e qualche giorno di verifica. Chiederlo dopo la conferma d'ordine costa una modifica di produzione, che su un pezzo su misura vuol dire rimettere in coda una lavorazione. Chiederlo a fornitura consegnata costa la fornitura, perche' un apparecchio con il grado sbagliato non si aggiorna: si sostituisce.
E c'e' un costo che non compare in nessun preventivo e che pesa piu' di tutti gli altri messi insieme: l'albergo che deve sostituire dodici apparecchi nella spa in alta stagione, con il reparto chiuso per due giorni e i clienti che avevano prenotato proprio per quello. Quel costo non lo paga il fornitore e non lo paga l'impresa: lo paga chi gestisce.
Come lo affrontiamo noi
Sui pezzi su misura il grado non e' un accessorio da aggiungere alla fine: e' un vincolo che entra nel disegno insieme al peso, alla temperatura di colore e al modo in cui il pezzo si appende. Cambia la guarnizione, cambia il vetro, cambia il punto in cui il cavo entra nel corpo e cambia come si smonta per la manutenzione.
Per questo nel configuratore la fascia IP e' una scelta sola e non una casella da spuntare fra le altre: due gradi diversi sullo stesso pezzo sono due pezzi diversi, e chiederli insieme non e' un'opzione in piu', e' un'ambiguita' che qualcuno dovra' sciogliere al telefono — di solito nel giorno peggiore, quando la produzione e' gia' partita.
| Dove | Grado ragionevole | Cosa lo fa salire |
|---|---|---|
| Hall e corridoi | IP20 | polvere di cantiere, pulizia a spruzzo |
| Bagno camera con estrazione | IP44 | assenza di finestra, doccia senza box |
| Bagno turco e sauna | IP65 e materiale | vapore continuo, temperatura ambiente alta |
| Bordo piscina, zona 1 | IP65 minimo | cloro, getti di pulizia, prodotti chimici |
| Terrazza coperta | IP54 o piu' | pioggia di lato, vento, escursione termica |
| Cucina e zona colazione | IP54 | vapore delle capote, grasso, lavaggi frequenti |
La prima cifra e' la polvere
In un albergo la polvere fa piu' danni dell'acqua fuori dalle zone bagnate: entra nei dissipatori, alza la temperatura del LED e accorcia la vita utile senza che nessuno se ne accorga, perche' la luce continua a esserci.
Il vapore non e' nelle prove
La seconda cifra si prova con acqua liquida. Il vapore condensa dove una goccia non arriva e resta: e' la ragione per cui un IP44 delude in un bagno turco pur essendo perfettamente a norma.
Il grado vale come montato
Cambiare pressacavo, riusare una guarnizione o fare un foro in opera annulla la prova. L'etichetta resta attaccata e continua a dire IP65, ma non descrive piu' quell'apparecchio.
Serve il grado giusto in quel punto
Mandaci le piante della spa e delle zone umide: il progetto illuminotecnico torna con il grado per ogni punto, non con una sigla sola valida per tutto l'albergo.
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